Dal Gran Sasso ad Amiternum: duemila anni fa il banchetto si concludeva con neve e miele
Posted by Antonio Giampaoli
| 2026-07-07 | Commenti: 0 | Letto 165 volte
Dal Gran Sasso all'antica Amiternum: duemila anni fa il banchetto si concludeva con neve e miele
La neve del Gran Sasso servita con il miele, una sorta di antenata della granita, chiudeva i banchetti dell'antica Amiternum già nel II secolo d.C. È uno degli aspetti più curiosi emersi dal convegno "Gli Abruzzi gastronomici", organizzato sabato scorso all'Aquila dalle nove delegazioni abruzzesi dell'Accademia Italiana della Cucina per celebrare il riconoscimento Unesco ottenuto dalla cucina italiana nel dicembre scorso e il percorso verso L'Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.
A riportare questa testimonianza è stata Simonetta De Felicis, storica dell'arte, addetta culturale dell'Ambasciata d'Italia a Seul e componente del Comitato dei Garanti per L'Aquila 2026. Nel suo intervento ha ricostruito uno sfarzoso banchetto organizzato ad Amiternum dall'oste Staphilo per conto del potente Gaio Pompullio in occasione di giochi gladiatori.
La cena, che iniziava intorno all'ora decima, corrispondente alle 16, si articolava in sette portate distribuite nell'arco di circa quattro ore. Tra le pietanze figuravano olive provenienti da Venafro, cicoria del Gran Sasso, lattuga condita con miele e aceto, trota dell'Aterno preparata con mosto, coriandolo e porri, una zuppa di farro di Montereale con midollo di pecora, funghi di montagna, agnello da latte ripieno e coscio di cinghiale cotto lentamente con mosto, pepe e cumino.
Anche i dessert richiamavano ingredienti ancora oggi presenti nella tradizione abruzzese: pere cotte nel vino con miele e pepe, un dolce al miele e papavero considerato l'antenato della ferratella, uva passa, noci e, a chiusura del banchetto, neve del Gran Sasso con miele.
Il viaggio nella storia della gastronomia abruzzese è proseguito con l'intervento dell'archeologa Chiara Del Pino, dirigente della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Chieti e Pescara. Attraverso reperti archeologici e testimonianze artistiche ha illustrato l'evoluzione dell'alimentazione nel territorio, ricordando come nel Mesolitico fossero soprattutto marmotta e lumache gli alimenti più consumati.
Del Pino ha inoltre evidenziato come gli affreschi medievali rappresentino una preziosa fonte per comprendere le abitudini alimentari dell'epoca. Nelle raffigurazioni dell'Ultima Cena, ad esempio, i cibi cambiano in base al territorio: nelle chiese di Fossa e Rocca di Cambio compaiono i pesci, mentre nell'abbazia di San Giovanni Battista a Lucoli è l'agnello a occupare il posto centrale, in linea con la tradizione pastorale dell'area.
A chiudere gli interventi è stato Pierluigi Ortolano, docente di Linguistica italiana all'Università "Gabriele d'Annunzio" di Chieti-Pescara, che ha ricordato come molte ricette simbolo della cucina italiana trovino le loro prime testimonianze non nei ricettari, ma nella letteratura. Dal Decameron di Giovanni Boccaccio, con il celebre Paese di Bengodi e i "maccheroni e raviuoli" ricoperti di parmigiano, fino alla Divina Commedia, dove Dante ricorda la passione di papa Martino IV per le anguille del lago di Bolsena cotte nel vino Vernaccia.
Le conclusioni sono state affidate al vicepresidente vicario dell'Accademia Italiana della Cucina, Mimmo D'Alessio, che ha ribadito la missione culturale dell'associazione nel tutelare la tradizione gastronomica italiana. Un patrimonio che, ha sottolineato, rischia di essere progressivamente impoverito dai nuovi modelli di consumo e dalla perdita delle antiche consuetudini domestiche.
Nel corso dell'iniziativa è stata inoltre presentata la pubblicazione "Gli Abruzzi gastronomici", volume che raccoglie nove ricette e altrettanti racconti dedicati ai diversi territori della regione, dalle montagne alla costa, dalle aree della transumanza a quelle legate alla pesca, con l'obiettivo di raccontare l'identità dell'Abruzzo attraverso la sua cucina.
Il convegno si è concluso con un pranzo dedicato alla tradizione aquilana, durante il quale sono stati proposti piatti simbolo del territorio, tra cui volarelle e lenticchie, fusilli al ferretto con olaci e guanciale, bocconcini di agnello allo zafferano e una rivisitazione della pizza dolce abruzzese.
Federica Farda
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