SAN GIUSTINO : FILOSOFO E MARTIRE (La verità è una Parola che si fa anima e sangue)
Posted by Antonio Giampaoli
| 2026-06-01 | Commenti: 0 | Letto 1279 volte
SAN GIUSTINO : FILOSOFO E MARTIRE
(La verità è una Parola che si fa anima e sangue)
- di Giuseppe Lalli -
Il 1° di giugno la Chiesa Cattolica fa memoria di San Giustino martire.
Chi era veramente questo santo che, per noi aquilani, si può confondere con l’omonimo patrono di Paganica, vissuto nel IV secolo?
Come egli stesso riferisce nel Dialogo con Trifone (insieme alle due Apologie, la sua opera principale), Giustino fu educato nel paganesimo e ricevette un'ottima istruzione, che lo spinse ad approfondire i temi a lui più cari: quelli di natura filosofica. La sua sete di conoscenza lo portò a frequentare diverse scuole. Si avvicinò agli stoici, ma ne rimase deluso poiché, nella loro visione del mondo, il problema di Dio non era essenziale. In seguito frequentò la scuola peripatetica, ispirata all'insegnamento di Aristotele, ma anche questa corrente di pensiero non soddisfece le sue aspettative. Si rivolse allora a un filosofo pitagorico, il quale lo sollecitò ad approfondire discipline come la musica, l'astronomia e la geometria. Giustino ritenne questi rami del sapere molto interessanti, ma da autentico filosofo assetato di certezze assolute, non poteva accontentarsi di conoscenze relative. Egli cercava il fondamento di ogni cosa, una spiegazione del Tutto su cui orientare ogni istante della vita; cercava una "verità nuda" che intuiva non risiedere in un insieme di nozioni — per quanto profonde — ma, in primo luogo, in un'esperienza dell’anima.
L’incontro con un filosofo platonico giunto nel suo paese sembrò dare una svolta alla ricerca di Giustino. La metafisica delle Idee e lo studio delle realtà incorporee lo affascinarono subito. Come scrisse lui stesso, questa dottrina «eccitava» la sua mente. Si convinse che il platonismo lo avrebbe condotto rapidamente alla "visione di Dio", il traguardo supremo della filosofia. Per approfondire questa intuizione, Giustino cercò l’isolamento fuori città. In quella solitudine incontrò però un anziano saggio. Il dialogo tra i due divenne subito serrato, concentrandosi su Dio e sul destino umano. Il vecchio scosse le certezze del filosofo con un dubbio radicale: come possono i pensatori definire Dio se non ne hanno mai avuto esperienza diretta? Il Dio di Platone appariva sublime, ma restava un'ombra astratta e priva di personalità. L'anziano indicò a Giustino una via diversa: i profeti d'Israele. Essi non parlavano di concetti teorici, ma di un Dio concreto, immerso nella storia e pronto a rivelarsi nel Figlio. Fu la svolta decisiva. La sete di verità guidò Giustino oltre Platone, fino a Cristo. Aveva trovato la "perla preziosa" del Vangelo. Una scoperta così totale che, secoli dopo, avrebbe spinto il grande Tommaso d'Aquino a considerare tutta la sua immensa filosofia come semplice "paglia".
Non bastò la sola speculazione intellettuale a spingere Giustino verso il Vangelo. Poiché il cristianesimo è essenzialmente una filosofia pratica e Gesù è il «vero filosofo e pastore» — come lo definì splendidamente Joseph Ratzinger (1927–2022) — a risultare decisiva per la sua conversione fu l’esemplare testimonianza dei martiri. Lo stesso Giustino lo testimonia con parole memorabili: «Un tempo, quando seguivo la dottrina di Platone, ascoltavo le accuse rivolte ai cristiani. Ma vedendoli affrontare la morte e tutto ciò che l'uomo teme di più con totale intrepidezza, compresi che era impossibile fossero dediti al male...». Ieri come oggi, si muore esattamente come si è vissuto, e l'esempio conta più di qualsiasi discorso.
Dopo la conversione, Giustino divenne un viaggiatore instancabile. Raggiunse Roma in due occasioni e, durante il suo secondo soggiorno, vi aprì una scuola filosofica d'impronta cristiana, una sorta di accademia privata. Le sue lezioni fondevano fede e ragione, anticipando l'insegnamento di Giovanni Paolo II (1978–2005): per spiegare i fondamenti razionali del Vangelo, non esitò a utilizzare le argomentazioni più valide del pensiero greco che aveva profondamente studiato.
Il pensiero del futuro martire sulla filosofia, espresso nella Seconda Apologia, risulta di grande modernità. Dopo aver affermato con fierezza: «Io sono cristiano e me ne glorio e, lo confesso, desidero farmi riconoscere come tale», egli esamina la sapienza di Platone e dei poeti pagani precedentemente studiata con assiduità, giungendo a una conclusione illuminante: «Tutto ciò che hanno insegnato in modo verace appartiene a noi Cristiani. […] Ma altro è possedere un seme e una somiglianza proporzionata alla propria facoltà, ed altro è il Logos stesso, la cui partecipazione e imitazione deriva dalla Grazia che da Lui proviene». Parole, queste, che risuonano in perfetta sintonia con l'esortazione di San Paolo ai Tessalonicesi: «Non spegnete lo Spirito; non disprezzate le profezie. Esaminate tutto e ritenete ciò che è buono». L'intera riflessione trova così la sua piena coerenza, alla luce della sapienza ispirata dal Vangelo.
La coerenza nella fede cristiana costò a Giustino la vita. Fu condannato a morte tra il 163 e il 167 d.C. dal prefetto di Roma Giunio Rustico, amico e maestro di filosofia stoica dell'imperatore Marco Aurelio. Nonostante i cristiani si dimostrassero cittadini esemplari, l'impero non poteva tollerare il loro rifiuto di divinizzare la figura dell'imperatore. Giustino fu decapitato insieme ad altri compagni in base a un preciso editto imperiale: «Coloro che si sono rifiutati di sacrificare agli dèi e di sottomettersi all’ordine dell’imperatore, siano flagellati e condotti al supplizio della pena capitale secondo le vigenti leggi». Il filosofo e giurista, che attraverso le sue Apologie aveva difeso con la forza della dialettica e del diritto i propri fratelli perseguitati, non volle rinnegare la Verità di Cristo, considerata il traguardo definitivo di tutta la sua ricerca filosofica. La sua testimonianza, che unisce fede e ragione, rappresenta una ferma risposta a qualsiasi forma di relativismo etico.
Per San Giustino, la verità non è un'idea da contemplare, ma un'esperienza da vivere. Filosofo e martire, ci lascia un'eredità indelebile: l'eroico coraggio di fare della propria vita e del proprio sangue la testimonianza più autentica della fede.
La verità è una parola che si fa anima e sangue : è questa la lezione che si può trarre dalla sapiente ed eroica avventura umana di San Giustino, filosofo e martire.
Tweet
Commenta L'Articolo

























