La chitarra abruzzese conquistò il Quirinale: il racconto del cuoco dei Presidenti
Posted by Antonio Giampaoli
| 2026-05-29 | Commenti: 0 | Letto 1361 volte
La chitarra abruzzese conquistò il Quirinale: il racconto del cuoco dei Presidenti
In ottant’anni di Repubblica, la chitarra abruzzese iniziò a essere preparata nelle cucine del Quirinale durante il settennato di Carlo Azeglio Ciampi. A raccontarlo è Pietro Catzola, storico cuoco del Colle per 37 anni, andato in pensione lo scorso 30 aprile.
«Questo piatto piaceva molto alla moglie del Presidente, Donna Franca, ottima cuoca. Un giorno mi mandò a chiamare e mi chiese di procurarmi lo strumento della chitarra abruzzese. Me lo feci realizzare da mio fratello e glielo regalai. Da quel momento imparai la tecnica dei maccheroni abruzzesi che preparavo con ragù di vitello, di cinghiale, di lepre oppure con i funghi. Alla fine del settennato, la signora Franca me la restituì per paura che andasse persa nel trasloco. Ci sono molto affezionato ed è il primo strumento che porto con me nelle conferenze che oggi tengo».
Quelli che precedono il 2 giugno, per Pietro Catzola, sono giorni diversi rispetto agli ultimi 37 anni: sono i primi, infatti, in cui non è impegnato insieme alla brigata di dodici persone nella preparazione del buffet di finger food per la Festa della Repubblica. Lui, però, preferisce definirsi semplicemente “cuoco”, bandendo ogni francesismo.
Alle 15 del 30 aprile scorso ha spento per l’ultima volta la luce della cucina del Quirinale. Poi un aperitivo di saluto, qualche lacrima e una foto ricordo con il Presidente della Repubblica.
Gnocchi al pomodoro, ricciola al timo e spinaci gratinati: questo il menù della sua ultima “colazione”, perché — racconta — al Quirinale i pasti del giorno si chiamano colazioni, quelli della sera pranzi.
«Il Presidente, una grandissima persona come tutti i suoi predecessori, quel giorno mangiava da solo e segue un’alimentazione francescana».
Pietro Catzola aveva preso servizio il 6 novembre 1989, durante il settennato di Francesco Cossiga. Il battesimo internazionale arrivò appena venti giorni dopo: il 29 novembre gli ospiti erano Michail Gorbaciov, allora segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, e la moglie Raisa. Per loro venne preparata anche una “Bordura di riso Michelangelo”, un riso pilaf con salsa alla pescatora al centro.
È uno dei sette menù — uno per ogni Presidenza — raccontati nel libro Il Cuoco dei Presidenti, pubblicato nel 2023 da Solferino. Oggi Catzola ha finalmente il tempo di presentarlo in giro per l’Italia, soprattutto negli istituti alberghieri.
«Il libro è dedicato agli studenti. Devono vivere la cucina come una passione autentica e imparare che nella vita nessuno regala niente. Bisogna saper rinunciare a qualcosa per ottenere altro, come è successo a me».
Cinquantuno anni fa, a quasi sedici anni, entrò in Marina militare.
«All’epoca si poteva. Ho rinunciato alla mia giovinezza, ma è stata un’esperienza altamente formativa per il rigore. Allora piangevo, ma ho viaggiato per il mondo sulle navi scuola. Prima ero marinaio cuoco nella categoria furiere e sussistenza; poi, sull’Amerigo Vespucci, la nave più bella del mondo, ero responsabile del servizio viveri, vestiario e delle mense di bordo».
Fu proprio lì che Francesco Cossiga lo notò durante una visita a Civitavecchia.
«Essendo sardo come me, rimase colpito dall’angolo dedicato alla Sardegna che avevo preparato. Inizialmente non accettai la proposta di lavorare al Quirinale. Ma il destino volle che il treno passasse due volte e, qualche anno dopo, accettai per sostituire il cuoco abruzzese Pacifici, andato in pensione».
Di quei 51 anni di servizio, tra Marina e Quirinale, ricorda ogni dettaglio. Un’abitudine nata a sedici anni, quando in Marina gli affidarono un diario “impellicciato” con l’obbligo di annotare tutto.
Tra gli incontri più emozionanti resta quello con la regina Elisabetta II. Con la brigata del Quirinale preparò ravioli ricotta e spinaci, arrosto di Chianina e crostata di frutta.
«La cosa che ci colpì di più fu il suo gesto finale: nella Sala della Serra, insieme al principe Filippo, volle ringraziare personalmente ogni cuoco stringendoci la mano e regalandoci una foto autografata».
Un solo rimpianto: non aver mai cucinato per un Papa. L’ultimo Pontefice a fermarsi a pranzo al Quirinale fu Giovanni Paolo II durante il settennato di Sandro Pertini, quando Catzola ancora non lavorava al Colle.
La preparazione di un pranzo di Stato, racconta, comincia settimane prima.
«Le ambasciate interagiscono con il responsabile del settore del Quirinale per valutare religione, intolleranze, problemi alimentari ed eventuali diete. Il protocollo punta naturalmente a valorizzare il Made in Italy, sia nel vino sia nel cibo. Le materie prime fresche provengono, quando disponibili, dalla tenuta di Castelporziano. Un pasto non deve durare più di 45 minuti e prevede tre portate: un primo — generalmente pasta corta — un secondo con contorno e un dessert, dolce o frutta già tagliata».
Ora Pietro è in pensione. A casa continua a cucinare soprattutto la moglie, anche lei sarda, anche se lui dà una mano quando ci sono ospiti. Una soddisfazione, però, se l’è già tolta: far mangiare alle nipotine il risotto al nero di seppia.
«Ho raccontato loro la favola della nuvola: un espediente usato dalla seppia per sfuggire ai predatori, ma anche un modo per convincere Matilde e Viola ad apprezzare pesce e verdure, che prima rifiutavano».
Federica Farda
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