Paganica, festa di Sant’Antonio Abate e Sagra dei Fagioli

Paganica, festa di Sant’Antonio Abate e Sagra dei Fagioli

Sono arrivati da tutto il circondario nella piazza che ospita la chiesa dedicata a Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, per partecipare alla tradizionale benedizione dei propri amati animali o degli strumenti di lavoro.

Una tradizione che si rinnova da oltre cento anni, seppur abbandonata per un periodo, prima di essere rianimata grazie all’impegno di Nando Galletti, presidente dell’Associazione Usi Civici di Paganica, coadiuvato da Luca Centofanti, presidente dell’associazione culturale La Fenice.

Lo scenario, oggi, è in parte cambiato: un tempo si portavano soprattutto mucche, asini e cavalli; oggi, accanto a questi, si vedono numerosi cani, gatti e persino galline. Ma la tradizione continua e lo spirito della festa, anche religioso, resta immutato.

In attesa dell’arrivo della processione, presieduta dal parroco, la piazza si anima con momenti di allegria e di amichevole condivisione. Qualche bambino ne approfitta per fare un giretto a cavallo.

Dopo la tradizionale benedizione degli animali, tutti alla Sagra per gustare ottimi piatti che vedono protagonisti i celebri fagioli di Paganica.

I fagioli di Paganica hanno raggiunto nel tempo una grande notorietà e diffusione in tutta Italia, grazie a un territorio particolarmente adatto alla loro coltivazione: sono gustosissimi e facilmente digeribili.

La sagra, momento di festa e convivialità, era scomparsa da alcuni anni dalle tradizioni locali, ma l’Associazione La Fenice, presieduta da Luca Centofanti, si è impegnata con determinazione per rilanciarla. Per garantirne la realizzazione, considerato il periodo invernale, è stato installato un grande capannone nella piazza di Paganica, che ha incluso persino il monumento della fontana situato al centro della piazza. La festa è stata davvero grandiosa.

Per l’occasione, la raffinata e fantasiosa poetessa Turindella ha composto e recitato una bellissima poesia intitolata “Paganica deji Fascioli”.

Alfonso Miconi



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