Strage di pecore in un’azienda agricola: 7 ovini e 7 agnellini sbranati dai lupi

Barete, strage di pecore in un’azienda agricola: 7 ovini e 7 agnellini sbranati dai lupi

 

 

L’attacco è avvenuto all’interno dell’area recintata dell’azienda di Domenicantonio Federici. Allertate le autorità. L’allevatore denuncia una disparità negli indennizzi tra aziende dentro e fuori il perimetro del parco.

BARETE – Grave attacco di lupi ai danni di un’azienda agricola nel territorio di Barete. Sette pecore e sette agnellini sono stati sbranati dai predatori all’interno dell’area recintata della proprietà di Domenicantonio Federici. Dopo l’accaduto sono state allertate le autorità competenti.

A rendere nota la vicenda è stato lo stesso allevatore, che ha posto l’attenzione non soltanto sulle perdite subite, ma anche sulle modalità di riconoscimento degli indennizzi previsti per i danni provocati dalla fauna selvatica.

Il punto della contestazione riguarda la posizione geografica dell’azienda, situata fuori dal perimetro del parco. Una circostanza che, secondo Federici, comporterebbe una minore tutela economica rispetto alle attività agricole e zootecniche che ricadono all’interno delle aree protette.

L’attacco, inoltre, riporta al centro il problema della protezione degli animali da allevamento. Nel caso segnalato, la presenza di una recinzione non è stata sufficiente a impedire l'aggressione.

Sul fronte degli indennizzi, la normativa regionale prevede comunque una procedura per il risarcimento dei danni causati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e al patrimonio zootecnico anche nei territori esterni alle aree dei parchi. Il contributo può raggiungere il 100% del danno riconosciuto e stimato, ma, in caso di risorse finanziarie insufficienti, gli importi possono essere ridotti proporzionalmente.

Resta quindi da verificare quale indennizzo potrà essere riconosciuto all'azienda di Federici e quali siano, concretamente, le differenze nei criteri di valutazione e nelle procedure di ristoro tra le diverse aree territoriali.

L'allevatore chiede che la localizzazione dell'attività non si trasformi in uno svantaggio economico per chi subisce attacchi della fauna selvatica.

«Stando agli ordinamenti previsti, sono meno tutelato proprio per tale ragione, cosa che comporta una disparità di risarcimento», sottolinea Federici.

Una vicenda che riapre il confronto sulla convivenza tra allevamento e fauna selvatica, sulla prevenzione degli attacchi e soprattutto sulla necessità di garantire criteri di ristoro chiari ed equi a tutte le aziende che subiscono perdite.

 

 



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