OGGI E DOMANI TORNA LA FIERA DI OGNISSANTI A PAGANICA: TRADIZIONE, RICORDI E SAPORI DI UNA VOLTA
Posted by Antonio Giampaoli
| 2026-10-31 | Commenti: 0 | Letto 213 volte
OGGI E DOMANI TORNA LA FIERA DI OGNISSANTI A PAGANICA: TRADIZIONE, RICORDI E SAPORI DI UNA VOLTA
PAGANICA – Oggi, 31 ottobre, e domani, 1° novembre, Paganica rinnova l'appuntamento con la tradizionale Fiera di Ognissanti, un evento che affonda le proprie radici nella storia e nelle tradizioni del territorio.
Una manifestazione che richiama alla memoria un passato in cui la fiera rappresentava uno degli appuntamenti annuali più importanti per l'intera comunità. Fino agli anni Settanta, infatti, a Paganica si svolgeva la tradizionale Fiera del bestiame, alla quale partecipavano allevatori e contadini provenienti da Assergi e da tutti i paesi del circondario.
A quei tempi, nelle stalle delle famiglie contadine non mancavano gli animali, risorsa fondamentale per l'economia domestica. Il bestiame garantiva latte, carne e forza lavoro, contribuendo quotidianamente al sostentamento delle famiglie.
La fiera, però, non era soltanto un'occasione di scambio e commercio. Era soprattutto un momento di incontro e socialità, durante il quale ci si ritrovava con amici e conoscenti dei paesi vicini, si scambiavano notizie e si condividevano momenti di convivialità, magari concedendosi il tradizionale panino con la porchetta.
Un mondo fatto di semplicità, lavoro e relazioni umane, che oggi rivive nei ricordi di chi ha conosciuto quell'epoca e nelle iniziative che continuano a mantenere viva la tradizione.
A testimoniare il fascino di quei tempi è anche il poeta assergese Angelo Acitelli, che ha dedicato alla fiera una breve poesia dal titolo «SCURA MEA». Attraverso l'uso geniale dell'idioma locale e una straordinaria capacità evocativa, Acitelli riesce a restituire l'atmosfera di un'epoca, raccontandola con immediatezza e fantasia, forse più efficacemente di tante pagine di storia.
La Fiera di Ognissanti resta così un appuntamento che va oltre il semplice mercato: è un legame con le radici del territorio, con la memoria contadina e con un patrimonio di tradizioni che merita di essere custodito e tramandato.
SCURA MEA - di Angelo Acitelli
Ngànna m’ sallìa la paura
runènn’ dalla fiera quela sera,
l’ombr’ correan’ p’ ji muri
co’ vént, lambi, tonnti e ranzori,
a scura mea...Quanti remori !
L’ombrèlla m’ ss’èra revotata,
‘na scarpa piena… eppùr era resolata,
a scura mea...Che nottàta !
Finarmént’, cant u foch co’ la ronza,
la mnestra càlla déntr u bronz,
a scura mea, s’ m’ ci repènz !
SCURA-MEA
(esclamazione di meraviglia o paura)
In gola mi saliva la paura
ritornando dalla fiera quella sera,
a “scura mea”... che notte nera!
Le ombre correvano sui muri,
con vento lampi tuoni e grandine,
a “scura mea”... quanti rumori!
L'ombrello si era rivoltato,
una scarpa piena d'acqua è pure era risuolata,
a “scura mea”... che nottata!
Finalmente vicino al fuoco con la brace,
la minestra calda dentro un tegame di ferro.
a “scura mea”... se ci ripenso!
( Angelo Acitelli )
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