Stefano Ardito presenta: Dal mare al cielo. Vette e storie dell’Appennino centrale

Stefano Ardito presenta:

Dal mare al cielo. Vette e storie dell’Appennino centrale

Due gli appuntamenti nell’aquilano per il nuovo volume dedicato alle montagne, alle storie e ai paesaggi dell’Appennino

 

 

 

È partito il “tour” di presentazioni del nuovo libro del giornalista e scrittore Stefano Ardito, Dal mare al cielo. Vette e storie dell’Appennino centrale, pubblicato da Ricerche&Redazioni.

Due gli appuntamenti nell’aquilano: il primo, domani, sabato 31 ottobre, alle ore 18.00, nella Biblioteca comunale di Pizzoli. Il secondo, venerdì 6 novembre, nella sede del CAI dell’Aquila, sempre alle 18.00.

 

Nono titolo della collana Duemilanovecentododici diretta da Stefano Ardito, il volume contiene 34 racconti dedicati alle cime più rappresentative dell’Appennino centrale, unendo alpinismo, storia, spiritualità, letteratura e tutela ambientale. 368 le pagine, ricche di illustrazioni.

 

Il percorso narrato attraversa Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise e Lazio: dalle scogliere dell’Argentario e del Conero alle vette del Vettore, del Terminillo, del Monte Amaro e del Corno Grande, fino ai rilievi che si affacciano sul Tirreno. Il viaggio racconta la varietà dei paesaggi appenninici e il legame profondo tra le montagne, le comunità e le vicende che le hanno attraversate.

 

Questi i monti raccontati da Ardito nel suo libro: Argentario, Amiata, Labbro, Subasio, Cucco, Conero, Bove, Sibilla, Vettore, Pizzo del Diavolo, Montagna dei Fiori, Gorzano, Terminillo, Velino, Punta Trento, Punta Trieste, Il Costone, Sirente, Serra di Celano, Pizzo Cefalone, Cima Giovanni Paolo II, Corvo, Pizzo Intermèsoli, Vetta Occidentale del Corno Grande, Vetta Orientale del Corno Grande, Corno Piccolo, Camicia, Morrone, Amaro, Cima delle Murelle, Porrara, Fontecchia, Turchio, Marsicano, Amaro di Opi, Petroso, La Meta, Marrone, Gennaro, Autore, Viglio, Semprevisa, Cacume, Monte delle Fate, Circeo, Monte d’Orlando. 

 Dalla quarta di copertina: “Ma è vero che l’Appennino tocca il cielo? Se si paragonano il Gran Sasso, i Sibillini e la Maiella con l’Everest, il K2 e il Monte Bianco, questa affermazione sembra una clamorosa bugia. Ma l’importanza e la bellezza di una montagna, e di un’intera catena, non dipendono solamente dalla quota. Uomini e donne, per millenni, sono saliti per avvicinarsi al cielo e pregare sulle piccole vette dell’Italia centrale, dal Morrone al Subasio, proprio come altri popoli hanno fatto (e fanno ancora) a quote molto più alte in India, in Tibet o sulle Ande. La biodiversità dell’Appennino, grazie al lupo, all’orso marsicano e a decine di endemismi botanici, regge certamente il confronto con quella dell’Himalaya, delle Dolomiti e delle Ande. Borghi, castelli, strade antiche, campi di battaglia e necropoli, insieme ai luoghi della fede e del culto, testimoniano della storia millenaria dell’uomo.”

 



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