Sulla collina della Serra di Roio sopravvivono i resti del monastero di San Lorenzo

Sulla collina della Serra di Roio sopravvivono i resti del monastero di San Lorenzo

di Fulgenzio Ciccozzi

 

 

Poco lontano dall’Aquila, a Roio, in posizione appartata sulla collina della Serra, sorgeva il
monastero di San Lorenzo, oggi ridotto a pochi resti ulteriormente compromessi dal terremoto del
2009. Raggiungere l’antica chiesetta significa inoltrarsi in un luogo immerso nel silenzio di una
pineta, al termine di una salita ripida lungo una breve strada ciottolosa.

In questo scenario solitario, la vegetazione ha progressivamente riconquistato gli spazi un tempo vissuti. Nei Regesti
Celestiniani dello Zanotti il complesso compare con diverse denominazioni latine, tra cui Sancti Laurentii de Serris e de Serre. In particolare, un documento riporta la formula fundum seu oratorium de Serra de Rodio prope Aquila cum domibus, ossia «il fondo, ovvero l’oratorio della Serra di Roio, presso L’Aquila, con le case».

Questa dicitura fa pensare, come dedusse l’Antinori, che nelle sue adiacenze potesse trovarsi un centro abitato; le varianti del toponimo, declinato sia al plurale sia al singolare, potrebbero infatti riflettere le oscillazioni linguistiche e grafiche del latino
medievale. I resti più antichi della chiesa, risalenti al XIII secolo, suggeriscono un’origine benedettina precedente al successivo ingresso nell’ordine celestino.

Non si può inoltre escludere un legame ideale con la tradizione monastica di sant’Equizio, pur in assenza di prove documentarie che ne attestino una fondazione diretta sul sito. Secondo l’Antinori, sul finire del Duecento il monaco Bonanno fondò il monastero insieme ad alcuni seguaci, tra i quali figurava il beato Pacifico, originario proprio di Roio. Le strutture duecentesche superstiti presentano caratteri riconducibili al primo gotico di impronta cistercense, mentre i numerosi lasciti registrati nel corso del Duecento e del Trecento testimoniano la grande vitalità spirituale ed economica del cenobio.

Agli inizi del Quattrocento la struttura cambiò temporaneamente funzione, venendo riadattata a fortezza da
Braccio da Montone durante l’assedio dell’Aquila; nel 1526, invece, venne utilizzata come
lazzaretto durante l’epidemia di peste. A questi eventi seguì un lento declino che portò
all’abbandono definitivo. 

Nel 1693 Agostino Lubin descrisse l’antica badia come ormai «desolata». È probabile che il successivo terremoto del 1703 ne abbia distrutto gran parte, risparmiando soprattutto la zona absidale della chiesa, che venne in seguito chiusa da una facciata settecentesca.

Anche il terreno circostante conserva possibili tracce della vita del monastero: nel 2020 sono infatti
affiorate pietre disposte regolarmente, dalla superficie piatta e levigata, la cui funzione e datazione
potranno essere chiarite solo da future indagini archeologiche. Storicamente, i Palitti ebbero poi in
custodia la chiesa. Proprio il 10 agosto, per la festa di San Lorenzo, la famiglia Palitti era solita
pranzare lassù insieme ad amici e collaboratori: nasceva così la tradizionale scampagnata,
un’usanza che i roiani mantengono tuttora viva.

Oggi, dopo il terremoto del 2009 che ha aggravato la rovina del complesso, San Lorenzo della Serra rischia di scomparire non soltanto dal paesaggio, ma anche dalla memoria collettiva. Recuperarne la storia, tutelare ciò che resta e promuovere studi
e ricerche significa restituire a Roio una parte fondamentale della propria identità, salvando dall’oblio un luogo che per secoli ha rappresentato fede, accoglienza e vita comunitaria.

 



Condividi

    



Commenta L'Articolo