Campo Imperatore, un abbraccio spezzato dalla bufera

A Colle Caciaro, le statue di Vicentino Michetti custodiscono la memoria di una famiglia travolta da una bufera di neve. Dopo gli atti vandalici del 2006, nel 2019 le braccia mutilate del monumento sono tornate miracolosamente al loro posto.

 

CAMPO IMPERATORE – Era un tiepido mattino d’autunno quel 13 ottobre 1919 sulla sconfinata piana di Campo Imperatore. Il pastore Pupo Nunzio, accompagnato dai suoi piccoli figli, ancora lontani dall’adolescenza, conduceva il gregge al pascolo. Un prolungamento insolito del bel tempo aveva consentito alla famiglia di ritardare il ritorno a valle. Nulla, in quelle prime ore della giornata, lasciava presagire la tragedia che si sarebbe consumata di lì a poco.

Intorno alle undici, il tempo cambiò improvvisamente. Un vento fortissimo cominciò a sferzare la piana, mentre nuvole minacciose si addensavano da ogni direzione. Poco dopo, una nevicata abbondante e inaspettata avvolse il paesaggio, con un’intensità che, per quel periodo dell’anno, non aveva precedenti nella memoria di chi viveva quei luoghi. Era il preludio di un inverno rigido e impietoso.

Pupo Nunzio tentò disperatamente di mettersi in salvo insieme ai figli e al gregge. Ma la neve, in breve tempo, divenne troppo alta per consentire loro di proseguire. Giunti sotto il monte Bolza, furono sopraffatti dalla bufera e dal vento gelido. Ogni tentativo di resistere si rivelò inutile.

La tragedia colpì anche la moglie del pastore che, nel disperato tentativo di raggiungere i propri cari, andò incontro alla morte. Una famiglia intera venne così consegnata alla memoria di una delle storie più dolorose legate alla montagna abruzzese.

Le statue di Colle Caciaro, memoria di una tragedia

A distanza di oltre un secolo, quel dramma continua a vivere nella memoria degli abitanti del territorio. Una storia tramandata nel tempo, diventata simbolo della fragilità dell’uomo di fronte alla forza imprevedibile della natura.

A renderne imperituro il ricordo è il monumento realizzato dallo scultore Vicentino Michetti, originario di Calascio. Chi percorre la piana di Campo Imperatore e raggiunge la località Colle Caciaro, a 1.562 metri di quota, non può fare a meno di fermarsi davanti a quelle figure di pietra.

Da un lato, il pastore, i suoi due figli e il cane avanzano piegati in avanti, nel disperato tentativo di contrastare la violenza del vento. Di fronte a loro, la moglie tende le braccia verso i propri cari, in un gesto struggente che sembra voler colmare una distanza ormai incolmabile.

È proprio in quell’abbraccio impossibile che si concentra tutta la forza evocativa dell’opera: il desiderio di ricongiungersi, l’impotenza di fronte alla tragedia e il dolore di una separazione che non lascia scampo.

Le mani mozzate e il ritorno della speranza

Nel 2006, il monumento fu gravemente danneggiato da atti vandalici. Le braccia e le mani delle statue vennero mutilate, ferendo non soltanto l'opera artistica, ma anche la memoria collettiva che essa rappresenta.

Quelle mani mozzate apparivano come una seconda ferita inferta a una storia già segnata dal dolore. Proprio le braccia, infatti, erano il cuore simbolico della composizione: quelle del pastore e dei figli, tese nello sforzo di resistere alla bufera, e quelle della donna, protese verso la famiglia in un ultimo, disperato tentativo di abbraccio.

Nel 2019, in occasione del centenario della tragedia, arrivò una sorpresa inattesa: le braccia vandalizzate erano tornate al loro posto. Un recupero che restituì al monumento la sua forza espressiva e alla comunità un simbolo importante della propria identità e della propria storia.

Una storia che la montagna non ha dimenticato

Oggi, le statue di Colle Caciaro continuano a raccontare una vicenda che va oltre la cronaca di una giornata di maltempo. Parlano della vita difficile dei pastori, della durezza della montagna e di quanto rapidamente un paesaggio apparentemente tranquillo possa trasformarsi in una trappola mortale.

Il 13 ottobre 1919 resta così una data impressa nella memoria di Campo Imperatore. E quel monumento, silenzioso testimone di una tragedia familiare, continua a rivolgere a chi passa un invito a fermarsi, osservare e ricordare.

Perché tra il pastore piegato controvento e la donna che tende le braccia verso di lui non c'è soltanto la rappresentazione di una disgrazia di un secolo fa. C'è il racconto universale di un amore che cerca, fino all'ultimo, di raggiungere chi non potrà più tornare.

 



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