PASTORI, ARMENTARI E RE: I CONTI DELLA SERVA - di Angelo De Angelis

 

PASTORI, ARMENTARI E RE: I CONTI DELLA SERVA.

 

 

Giasone e gli Argonauti fecero una spedizione mitologica alla conquista del Vello d'Oro, una pelle di ariete dai poteri speciali, fino alla lontana Colchide. I nostri pastori faticarono di più e più a lungo per conquistare il loro vello d'oro; a maggio di ogni anno le greggi, prima di riprendere la via del tratturo per tornare ai pascoli montani d'Abruzzo, venivano tosate ed una montagna di lana, pesata e classificata da funzionari regi, animava la grande fiera di Foggia, insieme a carni e formaggi, che alimentavano i piccoli mercati locali.

La lana invece prendeva la via per Napoli e per Firenze, inondando i mercati dell'Europa intera.

Un vero Vello d'Oro che resse per secoli l'economia del Regno di Napoli, ed alimentò i ricchi mercati del nord Italia e dell'Europa.

E allora proviamo di fare i conti in tasca a pastori, armentari, mercanti e Re.

Lo zoccolo duro dell'economia pastorale erano i pastori, strutturati secondo una rigida gerarchia.

Il FATTORE era il rappresentante diretto del proprietario del gregge. Di norma non viaggiava col gregge e gestiva la contabilità, l'affitto dei pascoli, i rapporti con la Dogana, la vendita di lana e formaggi. Oggi lo definiremmo l'Amministratore Delegato.

Il MASSARO era il capo operativo della struttura pastorale; guidava in prima persona l'organizzazione di uomini e greggi rispondendo al Fattore: era quello che ora chiameremmo il Direttore Generale.

Le greggi comprendevano migliaia di capi. Per gestirle venivano divise in unità più piccole, le MORRE, che variavano in numero dai 300 ai 500 capi.

A capo della Morra era il SOTTONASCONDITORE, equivalente al Quadro aziendale, uomo di grande esperienza e carisma nei confronti dei sottoposti.

Il PASTORE era addetto alla conduzione del gregge ed alla sua sorveglianza, era l'equivalente odierno dell'operaio qualificato; il PASTORICCHIO era invece l'apprendista, ovvero il ragazzo alle prime esperienze, che accompagnava e supportava il pastore. Ultimi della scala gerarchica erano i GUAGLIONI, addetti alle operazioni più umili, equivalenti agli attuali lavoratori interinali addetti alle pulizie.

Poi c'erano le posizioni di STAFF, con il CAVALLARO, addetto alla conduzione di cavalli, mucche e carri per il trasporto merci e masserizie, il CASARO, addetto alla produzione di formaggi e ricotta, i TOSATORI, spesso assoldati in gran numero nel foggiano prima della ripartenza.

Insomma la pastorizia non era nulla di diverso rispetto ad una moderna industria, con la differenza che non c'erano ammortizzatori sociali, sindacati, Inps e Inail. C'erano però i cosiddetti benefit.

Tutti avevano vitto e alloggio garantito: un pezzo di pane e una ricotta (o una forma di formaggio) ogni giorno; un litro di olio al mese, una pecora ogni anno. La paga ai primi del 1900 era tra una e due lire al giorno, una lira per apprendisti e interinali, due lire agli operai qualificati, quattro o cinque lire per il massaro. Tradurre quelle lirette nei nostri svalutatissimi euro non è facile, ma più o meno possiamo stimare compensi tra duecento e cinquecento euro al mese.

C'era quanto bastava per sopravvivere appena!

Continuo a scrivere appollaiato sulla sedia della mia scrivania.

È notte e faccio fatica a continuare a fare di conto: è documentata la presenza intorno al diciassettesimo secolo, di circa cinque milioni di pecore transumanti; mi è difficile mettere in relazione il numero con l'immagine di quanto sia grande un gregge di cinque milioni di capi; allora provo a semplificare: per ogni 200 pecore un addetto, che significa venticinquemila addetti per cinque milioni di capi. Si, ho fatto bene i conti e voi avete capito bene. Il 29 settembre e l'8 maggio, entrambe feste di san Michele Arcangelo, si metteva in movimento un esercito di venticinquemila persone, una cittadina di medie dimensioni, per trasportare le pecore laddove c'era cibo ovvero, in termini di attuali addetti all'industria, e come se tutti i dipendenti dell'ENI si trasferissero, a marce forzate, a 250 km di distanza.

Mi ronzano troppi numeri in testa e vado a dormire.

Domani faremo i conti in tasca ad armentari e Re!

 

 

 



Condividi

    



Commenta L'Articolo