Cos’è il pensiero? Da dove ha origine? Come funziona?

Cos'è il pensiero? Da dove ha origine? Come funziona?

by Krishan Chand SETHI

 

 

Tutti pensiamo, ma pochissimi di noi si fermano a chiedersi che cosa sia davvero pensare. Appena apriamo gli occhi al mattino, la mente comincia a lavorare. Ricordiamo qualcosa, facciamo progetti, ci preoccupiamo, parliamo tra noi in silenzio, pensiamo a qualcuno, immaginiamo il giorno che ci aspetta oppure osserviamo semplicemente un pensiero dopo l’altro mentre appare. Siamo così abituati a questa attività che prestiamo pochissima attenzione al suo mistero. Ma riflettiamoci per un momento. Un pensiero nasce dentro di noi. Da dove viene? Chi lo ha creato? Perché è arrivato proprio in quel momento? Perché un pensiero ne porta con sé un altro? E quando ci accorgiamo che stiamo pensando, chi è colui che se ne accorge?

Queste domande possono sembrare semplici, ma ci conducono molto in profondità nella natura della mente umana. La scienza collega generalmente il pensiero al funzionamento del cervello. Miliardi di cellule nervose comunicano tra loro attraverso attività elettriche e chimiche. Diverse aree e sistemi del cervello partecipano alla memoria, all’esperienza, all’attenzione, al linguaggio, alle emozioni, all’immaginazione e al processo decisionale. Oggi sappiamo più di quanto abbiamo mai saputo su questi processi. Tuttavia, sapere che cosa fa il cervello non equivale a sapere che cosa sia davvero un pensiero. Possiamo osservare l’attività cerebrale. Possiamo studiare la memoria. Possiamo comprendere come le persone reagiscono a determinate informazioni. Ma l’esperienza privata del pensare — la sensazione che un pensiero stia accadendo dentro di “me” — rimane ancora una domanda profondissima. Forse il pensiero ha un aspetto esterno e fisico, ma anche un aspetto interiore. L’aspetto fisico è legato al cervello, mentre quello interiore è ciò che sperimentiamo come coscienza.

Da dove nasce un pensiero?

È difficile credere che la maggior parte dei pensieri nasca all’improvviso dal nulla. A volte un odore ci riporta improvvisamente all’infanzia. Una canzone ci fa ricordare il volto di una persona che non vediamo da anni. Un luogo familiare risveglia ricordi che avevamo quasi dimenticato. A volte basta una sola parola per dare inizio a una lunga catena di pensieri. Questo ci fa comprendere qualcosa di importante sulla mente: il pensiero è profondamente legato alle relazioni e alle associazioni.

Tutto ciò che vediamo, ascoltiamo, ricordiamo o proviamo si collega a qualcosa che è già presente nella nostra mente. Un’associazione conduce a un’altra e, lentamente, un pensiero prende forma. Per questo credo che un pensiero spesso non inizi da un unico punto, ma dalla relazione che si crea tra molte cose. Il cervello riceve informazioni dai nostri sensi e dal nostro corpo. Allo stesso tempo, conserva un enorme patrimonio di esperienze passate. Le nuove informazioni si incontrano con quelle precedenti e la mente comincia a confrontare, collegare, comprendere i significati e trarre conclusioni. Ciò che alla fine arriva alla nostra coscienza sotto forma di un semplice pensiero può essere il risultato di un processo lungo e complesso.Perciò forse un pensiero non è qualcosa creato dal nulla. Forse è qualcosa che assume una nuova forma a partire da ciò che esiste già.

La memoria dà uno sfondo al pensiero

I nostri ricordi sono tra le basi più importanti da cui nascono i pensieri. Immaginate di svegliarvi domani mattina senza ricordare nulla della vostra famiglia, della vostra casa, della vostra educazione, delle vostre esperienze o del vostro passato. Il vostro cervello continuerebbe a funzionare, ma il vostro modo di pensare sarebbe completamente diverso. La memoria dà continuità alla vita. Collega ieri a oggi e ci offre una base per immaginare il domani. Eppure la memoria non è una registrazione perfetta degli eventi. Non conserviamo il passato dentro di noi come se fosse un video. Quando ricordiamo qualcosa, la ricostruiamo nella nostra mente. Il tempo, le emozioni e le esperienze successive possono influenzare i nostri ricordi e il significato che attribuiamo loro. Per questo due persone possono ricordare in modi diversi lo stesso evento dopo averlo vissuto insieme. L’evento può essere stato lo stesso, ma le due menti che lo hanno vissuto erano diverse. Perciò i nostri pensieri non nascono soltanto dagli eventi che ci accadono. Nascono anche da ciò che siamo diventati fino a questo momento.

L’esperienza non consiste soltanto nel vedere

Spesso pensiamo di vedere la realtà esattamente così com’è. Ma vedere non è soltanto un compito degli occhi. Il cervello deve comprendere il significato delle informazioni ricevute attraverso la vista. Immaginate che due persone osservino una vecchia casa. Una vede la bellezza e ricorda le vacanze dell’infanzia. L’altra vede il deterioramento e la tristezza, perché quella casa le ricorda un periodo difficile della propria vita. La casa non è cambiata tra una persona e l’altra. È cambiata soltanto la loro esperienza interiore. Questo accade perché la nostra esperienza è legata alle esperienze passate, alle aspettative e ai ricordi. Non ci limitiamo a vedere il mondo. In una certa misura, vediamo il mondo attraverso ciò che siamo interiormente. Forse è per questo che anche le persone che vivono nella stessa situazione possono sperimentare la vita in modi completamente diversi.

Le emozioni entrano a far parte del pensiero

Spesso consideriamo il pensiero qualcosa legato alla ragione e immaginiamo le emozioni come qualcosa di separato. Ma l’essere umano non è diviso in parti così nettamente distinte. La paura può determinare ciò a cui prestiamo attenzione. La rabbia può cambiare il significato delle parole di un’altra persona. L’amore può farci ricordare le qualità di qualcuno e nasconderne i difetti. L’ansia può farci percepire una possibilità quasi come se fosse un evento certo.E accade anche il contrario. Un pensiero può generare paura. Un ricordo può portare tristezza. Immaginare il futuro può suscitare entusiasmo. Un pensiero pieno di speranza può darci forza anche quando le circostanze esterne non sono cambiate. Per questo la stessa situazione può produrre reazioni completamente diverse in persone diverse. Non reagiamo soltanto a un evento. Reagiamo al modo in cui comprendiamo quell’evento.

E i pensieri che non abbiamo chiamato?

Questa è una delle cose più strane del pensare. Non tutti i pensieri arrivano per nostra volontà. Il nome di una persona a cui non stavamo pensando può comparire all’improvviso. Un evento del passato può tornare alla mente senza preavviso. Un pensiero può presentarsi mentre camminiamo, ci riposiamo o siamo impegnati in qualcosa di completamente diverso. Dove si trovava quel pensiero prima di apparire davanti a noi? Il cervello continua a elaborare e collegare informazioni. Gran parte di questo lavoro avviene al di fuori della nostra coscienza diretta. Il cervello crea associazioni, cerca ricordi e lavora sui problemi senza che noi siamo consapevoli di ogni suo processo. Forse è per questo che a volte una soluzione appare improvvisamente proprio quando abbiamo smesso di pensare a un problema. Ci sembra di averlo lasciato alle spalle, ma forse la mente non lo aveva abbandonato.

Lo stesso accade nella creatività. Un poeta trova all’improvviso un verso. Un pittore comincia a vedere un nuovo dipinto. Uno scienziato comprende il legame tra due idee. Un inventore immagina qualcosa che prima non esisteva. Il pensiero finale può apparire all’improvviso, ma il materiale con cui è stato costruito potrebbe essersi accumulato nella mente per anni. Forse la creatività non consiste sempre nel creare qualcosa dal nulla. A volte è il momento in cui ciò che era già presente nella mente si unisce improvvisamente in un modo nuovo.

Possiamo scegliere i nostri pensieri?

Ora entriamo in un territorio difficile. Se alcuni pensieri arrivano senza il nostro permesso, possiamo davvero dire di scegliere personalmente ogni nostro pensiero? Forse no. Ma il fatto che un pensiero arrivi e la decisione di seguirlo sono due cose diverse. Un pensiero può dire: “Fallirò.” Ma questo non rende vero il fallimento. Un pensiero può dire: “Sta per accadere qualcosa di terribile.” Ma questo non rende vera la previsione. Un pensiero può suscitare rabbia, ma abbiamo comunque una certa possibilità di scelta riguardo a ciò che faremo con quella rabbia. Forse non possiamo controllare ogni pensiero che bussa alla porta della mente, ma possiamo decidere quali pensieri lasciare entrare e quali lasciar andare. Questa è una parte importante della saggezza e della maturità. Il fatto che un pensiero arrivi e il fatto che noi diventiamo quel pensiero non sono la stessa cosa.

E poi arriva la domanda più grande

C’è un altro mistero che trovo ancora più affascinante. Diciamo: “Sto pensando.” Ma possiamo anche dire: “Mi sono accorto che stavo pensando.” Chi è colui che se ne accorge? Se posso osservare il mio pensiero, allora il pensiero e la consapevolezza di quel pensiero non sembrano essere esattamente la stessa cosa. Posso pensare: “Sono arrabbiato.” Ma posso anche fare un passo indietro e dire: “Vedo che dentro di me c’è rabbia.” Questa piccola differenza può cambiare il nostro modo di vivere. Invece di seguire immediatamente ogni pensiero, possiamo osservarlo e comprenderlo.

È davvero così?

Da dove è arrivato questo pensiero?

Si basa su un’esperienza, una paura, un ricordo o un’ipotesi?

Posso guardare la stessa cosa in un altro modo?

Queste non sono soltanto domande psicologiche. Sono anche domande filosofiche legate alla nostra esistenza e alla natura del nostro “sé”. La scienza può studiare i processi cerebrali legati al pensiero e alla coscienza, ma l’esperienza di essere una persona consapevole dentro di sé non è ancora stata spiegata completamente. Sappiamo molto sul funzionamento del cervello. Eppure non abbiamo ancora una risposta definitiva sul motivo per cui a quel funzionamento si accompagni l’esperienza interiore di essere una persona cosciente.

Il pensiero è l’inizio della creazione umana

Tutto ciò che l’essere umano ha creato è esistito prima sotto forma di pensiero. Prima di diventare mattoni e pietre, un edificio esisteva nella mente di qualcuno. Prima di arrivare sulle pagine di un libro, era un’idea. Prima che una scoperta scientifica cambiasse il mondo, qualcuno aveva immaginato che qualcosa di nuovo fosse possibile. In questo modo il pensiero può portare l’invisibile nel mondo visibile. Ma il pensiero può anche creare sofferenza senza che nulla sia cambiato nel mondo esterno. Possiamo preoccuparci oggi per il domani. Possiamo rivivere continuamente ciò che è accaduto ieri. Possiamo soffrire per possibilità che forse non diventeranno mai realtà. La mente può diventare un laboratorio della creazione, ma può anche trasformarsi in una stanza nella quale ci rinchiudiamo da soli. Per questo comprendere il pensiero non è soltanto una questione di studio o di conoscenza. È un modo per comprendere noi stessi.

La domanda sethiana

Per me è qui che la filosofia diventa significativa. La filosofia sethiana non ci chiede soltanto di raccogliere risposte. Ci incoraggia a osservare le domande da cui nasce il nostro modo di pensare.

Perché è arrivato questo pensiero? Perché ci credo? È davvero una mia conclusione, oppure l’ho adottata senza esaminarla, dalla società, dalla famiglia, dall’educazione o dall’esperienza? Che cosa accade quando metto in discussione qualcosa che ho sempre considerato certo?

E forse la domanda più profonda è questa:

Chi è consapevole di questo pensiero?

Credo che il progresso umano non inizi dalle risposte, ma dalle domande. Una risposta può soddisfarci per un certo periodo. Ma una buona domanda mantiene viva la mente.

Il mistero rimane

Anche dopo tutto il nostro sapere scientifico, rimane un mistero magnificamente aperto. Sappiamo che il cervello è necessario per il pensiero umano. Sappiamo che la memoria, l’esperienza, le emozioni, l’attenzione e le esperienze della vita influenzano il nostro modo di pensare. Sappiamo che una parte enorme dei processi mentali avviene al di fuori della nostra coscienza diretta. Sappiamo anche che i pensieri possono influenzare le nostre emozioni e le nostre azioni, e che le nostre azioni e le nostre esperienze possono a loro volta cambiare il nostro modo di pensare. Eppure non abbiamo ancora compreso completamente quell’esperienza interiore nella quale una persona si sente essere colui che pensa. Forse non dovremmo essere delusi da questa incertezza. Forse il pensiero profondo comincia proprio dall’incertezza.

Un pensiero può iniziare da un’esperienza, un ricordo, una domanda, un’emozione o un’associazione improvvisa. Prima di arrivare alla coscienza può attraversare innumerevoli processi. Poi può dare origine a un altro pensiero, a un’altra domanda e a un’altra ricerca di significato. Questo processo continua per tutta la nostra vita. Perciò forse la meraviglia più grande non è soltanto che l’essere umano possa pensare. La meraviglia più grande è che possiamo fermarci a chiederci che cosa sia il pensare stesso.

Pensiamo perché facciamo esperienza. Poniamo domande perché pensiamo. E continuiamo a cambiare perché siamo disposti a mettere in discussione ciò che crediamo già di sapere. Forse il pensiero più profondo non è quello che ci offre una risposta. Forse il pensiero più profondo è quello che ci insegna a porre domande migliori.

 



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