PIEDI FATTI PER CAMMINARE - OUT OF AFRICA di Angelo De Angelis

PIEDI FATTI PER CAMMINARE

OUT OF AFRICA, fuori dall'Africa: è così che gli scienziati sintetizzano la vocazione all'emigrazione che l'uomo ha avuto da sempre.

 

Ogni catastrofe climatica, ogni eruzione vulcanica su scala planetaria, ogni esplosione demografica legata a condizioni eccezionali di benessere, hanno innescato movimenti di popoli, con la conseguente dispersione dell'uomo su tutti i continenti.

Ed i tratturi? Ed il nostro Tratturo Magno? Gli ancestrali sentieri tracciati da grandi mammiferi che si spostavano stagionalmente da un pascolo all'altro portandosi dietro un codazzo di predatori, uomo compreso, divennero strade di comunicazione per l'unione o la sopraffazione tra tribù o etnie diverse. "Homo homini lupus", dicevano gli antichi romani, e loro in questo sono stati maestri.

Andiamo con ordine: dopo vari tentativi di fuga dall'Africa, quarantamila anni fa' i nostri ancestrali progenitori presero la via dell'occidente lungo quei fiumi che oggi chiamiamo Danubio e Reno. Tribù nomadi che praticavano caccia e raccolta giunsero fino al remoto Abruzzo, ma non tardò molto che a loro si sovrapposero altre migrazioni che portarono nuovi stili di vita: intorno ai diecimila anni fa, gli agricoltori provenienti dalla mezzaluna fertile tolsero spazio vitale e forse assorbirono le piccole e sparute comunità di cacciatori. Poi arrivarono loro, i cosiddetti INDOEUROPEI, pastori nomadi della steppa russa che, spinti dalla siccità, occuparono come un cancro, tutta l'Europa e parte dell'India. Portarono con loro la lingua, le greggi, il carro con le ruote, il cane, il rame e poi il ferro, soprattutto portarono il cavallo addomesticato, motore della loro veloce espansione.

Si sa, pastori e contadini non sono mai andati d’accordo. Gli archeologi hanno trovato le prove di scontri sanguinosi quando, circa cinquemila anni fa, quei gruppi di pastori nomadi sottomisero con la forza comunità agricole che avevano progressivamente occupato l’Europa centrale, passando per l’Anatolia, la Bulgaria e tutta la penisola Balcanica. L’agricoltura era nata dalla intuizione delle donne, che nelle tribù di cacciatori-raccoglitori del neolitico effettuavano la raccolta di frutti, radici, piante e semi, mentre i loro uomini andavano a caccia e scoprivano che alcune specie erano addomesticabili ed era meglio catturarle vive che morte, potendole macellare quando necessitava cibo. Le prime società contadine erano matriarcali ed adoravano la “Madre Terra”, le tribù dei pastori nomadi indoeuropei, sicuramente più violente, erano patriarcali e avevano un “Dio Padre” associato al cielo sereno, garante dell’ospitalità e dei rapporti diplomatici tra tribù nomadi, ma anche un “Dio Padre” associato al cielo tempestoso, che è un dio guerriero che usa il fulmine ed il tuono: Ares, Odino, Marte sono alcuni dei nomi che in epoca storica vennero dati dalle diverse culture indoeuropee.

Anche in epoca storica abbiamo traccia di contrasti tra contadini e pastori. Leggiamo sul libro dei libri, la Bibbia, in Genesi 4.2,8:

“ Ora Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo. Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore; anche Abele offrì primogeniti del suo gregge ed il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino. Caino ne fu molto irritato ed il suo volto era abbattuto”.

Sappiamo tutti come finì la storia: “Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise”.

All’origine di questi atavici scontri sicuramente c’era un diverso stile di vita e differenti interessi economici: il contadino legato alla sua terra e quindi alla “proprietà” di essa; il pastore, spirito libero vaga alla ricerca di nuovi pascoli senza legarsi in maniera particolare ed indissolubile a questo o a quel territorio, sfiorando, ma alcune volte travolgendo, le comunità contadine incontrate.

Ma le guerre si fanno per fare la pace, ed anche allora, cinquemila anni fa', le due culture si fusero o, quando non lo fecero, trovarono il modo di coesistere e trarre reciproco vantaggio.

Oggi abbiamo camminato in una piccola parte di quel mondo antico, respirando la storia, colmando gli occhi di un paesaggio stupendo fatto di greggi al pascolo, di campi coltivati , di vigneti ed oliveti. Abbiamo spaziato con lo sguardo dai monti superbi dell'Abruzzo al mare adriatico, raggiungendo il punto più alto del nostro cammino, forca di Penne e qualche ora dopo le dolci colline pescaresi, lambite dal mare.

Abbiamo cercato di recuperare, con molta fatica e dolore, l'uso ancestrale dei nostri piedi: piedi fatti per camminare: da Capo d'Acqua abbiamo raggiunto Rosciano: domani chissà.

 



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