UNO STRANO PREDATORE - di Angelo De Angelis

UNO STRANO PREDATORE

 

 

È il 30 settembre. Camminiamo sul tratturo ed i pensieri si accavallano ai passi andando alla ricerca degli eventi ancestrali che hanno segnato il territorio che attraversiamo. Di nuovo corro indietro nel tempo: vedo scorrere davanti agli occhi gli anni, i secoli, i millenni, le centinaia di migliaia di anni. Vedo uno strano predatore affacciarsi sui nostri cieli e sul nostro territorio.

Un predatore che presto segnerà l'evolversi del mondo fatto di querce, carpini, noccioli, faggi, che si alternano in un ciclo continuo di glaciazioni e periodi caldi a gelide steppe, praterie e savane; un mondo fatto di mammut, cavalli e rinoceronti.

È un predatore bipede, robusto, alto un metro e settanta centimetri, con uno stano viso scimmiesco ed un cranio che contiene un cervello di poco superiore al mezzo litro, tanto basta per farne l'essere più intelligente in circolazione. Ha viaggiato molto, ha seguito il corso di fiumi importanti, ha attraversato valli, pianure e valichi di montagna alla ricerca perenne di acqua e cibo. Vive in comunità di poche decine di individui.

La sua patria di origine è l'Africa orientale, quella che alcune decine di anni fa contribuí a formare un improbabile, effimero, nuovo impero italico.

Gli antropologi, per la prima volta, attribuiscono a quei predatori, il titolo di ominide. È l'Homo heidelbergensis, un ominide estinto vissuto fra 600 000 e 100 000 anni fa. Ha lasciato tracce della sua presenza a Isernia, nei dintorni di Roma, nel Circeo. Lo ha seguito l'homo di Neanderthal, quindi l'homo sapiens. Crescono le dimensioni del cervello, aumenta l'intelligenza, di ingentiliscono le  fattezze scimmiesche, crescono di numero i componenti di ciascuna tribù.

Aumenta la capacità di stravolgere i fragili equilibri naturali.

Restano i tratturi, vie di comunicazione che hanno segnato gli spostamenti di greggi, uomini, idee e tradizioni fino alla soglia del nostro mondo moderno.

Nel giro di poche migliaia di anni l'uomo ha estinto i grandi mammiferi, li ha sostituiti con greggi di pecore.

Poi, in nome della modernità, ha imparato a consumare ad un ritmo travolgente le risorse che la madre terra ha riposto in suo seno nel corso di ere geologiche di inimmaginabile durata.

Infine l'uomo ha distrutto anche il mondo pastorale che ha creato ricchezza negli ultimi secoli passati e con esso anche i tratturi.

Ed oggi noi ci siamo trovati a ricercare, tra Peltuinum e Capodacqua, i deboli segni di un irripetibile passato.

Oggi comunque è stato per noi un buon cammino sotto un cielo splendente ed una selvaggia natura, che si è riappropriata della sua ancestrale bellezza.

 

 

 



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