Michele Placido: il mio Celestino forte e gentile
Posted by Antonio Giampaoli
| 2026-09-30 | Commenti: 0 | Letto 146 volte
Quasi tutti lo ricordano per il celebre verso di Dante: "vidi e conobbi l'ombra di colui / che fece per viltade il gran rifiuto".
Celestino V rinunciò al soglio pontificio il 13 dicembre 1294, dopo pochi mesi di pontificato, consentendo di fatto l'elezione di Bonifacio VIII, aspramente avversato dal sommo poeta, che per questo lo inserisce nell'Inferno tra gli ignavi.
Eppure nel film tv 'L'eremita che diventò Papa', presentato in anteprima alla 78/a edizione del Prix Italia a L'Aquila e in onda prossimamente su Rai1, emerge una figura diversa, che sfidò il potere e dimostrò grande coraggio.
Nei panni di Pietro da Morrone, l'eremita della Maiella che nel 1294, all'età di 84 anni, venne eletto papa, c'è Michele Placido. "C'è una coincidenza nelle biografie mie e di Celestino V, lui è morto il 19 maggio, stesso giorno in cui io sono nato.
Penso che a volte ci sia un disegno di qualcuno che si diverte - ha raccontato l'attore -. In questo film l'emozione è stata quella di trovarmi di fronte a un personaggio raro, una di quelle persone che hanno dato un senso al lavoro. Per Celestino vale quello che dicono gli abruzzesi: bisogna essere forti e gentili". Placido ha rivelato che era sul punto di rifiutare la parte: "Il regista mi ha fatto vedere dove saremmo andati: la neve, i rifugi, i luoghi di Celestino. Temevo di non farcela, poi ho pensato: 'Ma se ce l'ha fatta lui a 84 anni,,,'. Dal primo ciak ho capito che c'era una grande squadra".
Il racconto si concentra sui due gesti di Celestino V, destinati a lasciare un segno profondo nella storia della Chiesa. Il primo è la Perdonanza, concessa il 29 agosto 1294 con la Bolla del Perdono: un atto che ancora oggi è al centro della tradizione aquilana, riconosciuta dall'Unesco come Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità. Il secondo è la rinuncia al pontificato, un atto senza precedenti: è la scelta di un uomo che rivendica la propria libertà di fronte alle pressioni politiche del suo tempo e, in particolare, al controllo di Carlo II d'Angiò, re di Napoli.
Il film tv, tratto dal libro 'Celestino, Papa, eremita e santo' di Maria Burani, è stato realizzato da Pepito Produzioni in collaborazione con Rai Fiction. "Il limite sono sempre le risorse - ha sottolineato il fondatore di Petito, Agostino Saccà -. Dovevamo girare un film su un personaggio del Medioevo che prevedeva scene, costumi e ricostruzioni costose". "Ognuno di loro - ha aggiunto rivolgendosi agli attori -, pur di impegnarsi in quella storia, ha preso meno di quello che sarebbe stato il loro compenso naturale, a partire da Placido. Questo per sottolineare che il cinema è fatto anche con tanto amore".
"Non volevamo fare una lezione di storia, ma un film che potesse trasmettere emozioni - ha spiegato il regista Edoardo Re -. Nello stesso tempo volevamo trovare una chiave che permettersi a questi mondi di trovarsi. L'obiettivo era trasmettere una storia e le storie si trasmettono attraverso le emozioni". Tra gli interpreti anche Giovanni Scifoni, nel ruolo del narratore. "Io sono il portatore di questa chiave particolarissima. Non si tratta di una docufiction ma un film con un giullare che porta il pubblico dentro la storia", ha detto l'attore romano.
E' invece abruzzese e ha voluto mettere l'accento sui paesaggi montani della regione che fanno da sfondo al film Giacomo Ferrara, che interpreta il confratello Roberto da Salle: "Per me, cresciuto sulla Maiella, raccontare questa storia ha un significato ancora più importante. Essendo cresciuto in montagna mi trovo d'accordo col senso che Celestino aveva nei confronti della natura e di Dio attraverso la natura".
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