«Kantu 1000 e 48 salti» il nuovo libro di Anna Mosca

«Kantu 1000 e 48 salti»: quando una piccola scimmietta prova a capire la “nuvola nera”

 

 

 

Ci sono libri che raccontano una storia e altri che, oltre alla storia, aprono una porta su temi difficili da spiegare. «Kantu 1000 e 48 salti», scritto da Anna Mosca e pubblicato da Rupe Mutevole il 15 settembre 2026, appartiene a questa seconda categoria.

È un libro illustrato per bambini che affronta con delicatezza un argomento complesso e spesso ancora accompagnato da silenzi e tabù: la depressione. Una scelta coraggiosa, soprattutto perché il racconto non guarda a questa realtà attraverso gli occhi di un adulto, ma attraverso quelli di una piccola scimmietta che si trova davanti a qualcosa che non comprende.

Kantu osserva il mondo che la circonda e percepisce che qualcosa non funziona. Non possiede le parole per definire ciò che sta accadendo, non conosce la depressione e non può comprenderne le cause. Sa soltanto che una persona importante per lei sembra essere distante, nonostante sia fisicamente presente.

Ed è proprio qui che il libro tocca uno degli aspetti più delicati della vicenda: la presenza fisica non coincide necessariamente con la presenza emotiva. Un bambino ha bisogno di sentirsi visto, ascoltato, accolto e riconosciuto nelle proprie emozioni. Quando questo non accade, può cercare di colmare da solo quel vuoto, assumendosi responsabilità che non gli appartengono.

Kantu, infatti, tenta di “aggiustare” la realtà. Fa salti, prova, insiste, mette in campo tutte le energie che possiede per migliorare una situazione che non riesce a spiegarsi. È una metafora semplice ma potente: quando gli adulti tacciono, il bambino può cercare risposte da solo e arrivare persino a pensare di essere lui a dover risolvere ciò che non va.

Ma Kantu non è sola. E questo rappresenta forse uno degli aspetti più importanti del libro: la possibilità di trovare una spalla sulla quale appoggiarsi. Chiedere aiuto, essere ascoltati e poter dare un nome a ciò che si vive diventano strumenti per non sentirsi smarriti davanti a una realtà troppo grande.

La “nuvola nera fastidiosa” evocata da Anna Mosca diventa così un'immagine accessibile anche ai più piccoli: non banalizza la depressione, ma permette di avvicinarsi a un tema difficile attraverso un linguaggio simbolico, comprensibile e rispettoso.

Il libro sembra rivolgersi a due interlocutori contemporaneamente. Ai bambini offre la possibilità di conoscere e riconoscere una realtà che potrebbe riguardarli da vicino; agli adulti ricorda invece quanto sia importante parlare, spiegare e non lasciare i più piccoli soli davanti a ciò che non riescono a comprendere.

Un bambino non ha bisogno di conoscere tutte le risposte, ma ha bisogno di sapere che può fare domande. Non deve necessariamente capire subito ciò che accade a un adulto, ma dovrebbe poter ricevere parole adeguate alla sua età, senza essere escluso o lasciato in balia dei silenzi.

«Kantu 1000 e 48 salti» nasce quindi come un piccolo libro, ma affronta una questione grande: come aiutare i bambini a comprendere il dolore degli adulti senza farli sentire responsabili di quel dolore.

La scelta di raccontarlo attraverso una piccola scimmietta rende il tema più vicino e meno intimidatorio, mentre le illustrazioni contribuiscono a costruire uno spazio narrativo nel quale anche emozioni difficili possono trovare una forma.

È una lettura che può offrire spunti non soltanto ai bambini, ma anche a genitori, educatori e adulti che si trovano ad accompagnare un bambino quando, nella sua famiglia, compare quella “nuvola nera” difficile da spiegare.

Perché, in fondo, parlare ai bambini delle cose difficili non significa togliere loro l'infanzia. Significa dare loro gli strumenti per attraversare ciò che non comprendono senza sentirsi soli.

«Kantu 1000 e 48 salti» è disponibile online e può essere richiesto anche direttamente all'autrice, Anna Mosca.

 

 



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