A Tempera si resta: Agrosfera racconta Secondino Moro, l’“Asinaro” che custodisce una tradizione
Posted by Antonio Giampaoli
| 2026-09-20 | Commenti: 0 | Letto 264 volte
A Tempera si resta: Agrosfera racconta Secondino Moro, l’“Asinaro” che custodisce una tradizione
STORIE D’ABRUZZO | Un allevatore di terza generazione, cavalli, asini, pecore e mucche: nella sua azienda alle porte dell’Aquila il lavoro quotidiano diventa memoria e identità.
Con il reportage “Restare: una scelta, una terra, una tradizione”, Agrosfera entra nella realtà di Secondino Moro, allevatore di Tempera, e racconta un mestiere tramandato dal nonno Peppe, “l’Asinaro”.
A Tempera, frazione dell’Aquila, ci sono storie che non hanno bisogno di essere inventate. Basta entrare in un'azienda agricola, fermarsi davanti a una stalla, ascoltare il rumore degli animali e osservare le mani di chi quel mestiere lo conosce da sempre.
È da qui che parte Agrosfera, con il suo racconto “RESTARE: UNA SCELTA, UNA TERRA, UNA TRADIZIONE”, dedicato a Secondino Moro, allevatore di terza generazione e custode di una tradizione familiare che affonda le proprie radici nella storia rurale di Tempera e del territorio aquilano.
Secondino alleva cavalli, asini, pecore e mucche, con una particolare attenzione agli animali da riproduzione. La sua è un'attività che richiede presenza quotidiana e che gestisce quasi interamente da solo, contando occasionalmente sull'aiuto del fratello.
Non ci sono scorciatoie in questo lavoro. Ci sono le stagioni, il foraggio da preparare, gli animali da accudire e una quantità di conoscenze che si costruiscono con gli anni.
Il soprannome ereditato dal nonno
La storia raccontata da Agrosfera è anche una storia di famiglia.
Il nonno di Secondino, Peppe, era conosciuto come “l'Asinaro”. Un soprannome nato dal suo rapporto con gli asini e che, con il passare degli anni, è arrivato fino al nipote.
Oggi anche Secondino è per tutti, in qualche modo, “l'Asinaro”.
In quel nome c'è molto più di un semplice soprannome: c'è il passaggio di un'eredità, di una conoscenza e di un'identità. Due generazioni unite da un mestiere che continua a vivere attraverso gli animali e attraverso la terra.
Il lavoro raccontato attraverso le mani
Nel reportage di Agrosfera c'è una scena che restituisce con particolare immediatezza la concretezza di questo mestiere.
Secondino è alle prese con un magnifico stallone. Deve eseguire il pareggio degli zoccoli anteriori, ripristinandone la forma corretta.
Lo fa utilizzando tenaglia, cesoia e raspa.
Sono gesti apparentemente semplici, ma dietro ciascuno di essi ci sono esperienza, attenzione e conoscenza dell'animale. Il lavoro termina e lo stallone viene nuovamente lasciato libero nel recinto.
Una piccola sequenza della vita quotidiana che diventa, attraverso l'obiettivo di Agrosfera, il racconto di un mestiere.
La stalla, gli animali e gli aneddoti di una vita
Il viaggio prosegue nella stalla, dove Secondino mostra montoni, pecore e asini.
Ed è proprio davanti agli animali che affiora il lato più personale della sua esperienza. Gli aneddoti raccontati durante l'incontro restituiscono una vita professionale costruita nel rapporto quotidiano con gli animali e con un ambiente che conosce profondamente.
Tra tutti, gli asini occupano un posto particolare.
Non è difficile comprendere perché. Sono parte della sua storia familiare, del suo soprannome e della sua esperienza di allevatore.
Poi ci sono i trofei e gli attestati custoditi nell'ufficio. Sono i segni concreti dei riconoscimenti ottenuti e dell'orgoglio per un lavoro portato avanti negli anni.
Restare è una scelta
È proprio qui che il titolo scelto da Agrosfera assume il suo significato più profondo.
Restare non significa semplicemente non andare via.
Significa scegliere di continuare un'attività, accettarne la fatica, prendersi cura degli animali e mantenere vivo un patrimonio di conoscenze che rischierebbe di perdersi.
Nel caso di Secondino Moro significa anche raccogliere un'eredità familiare e provare a consegnarla al futuro.
La sua storia parla quindi di un allevatore, ma anche di una comunità e di un territorio.
Tempera, una storia che continua
Tempera non è soltanto il luogo nel quale si trova l'azienda di Secondino. È parte integrante del racconto.
È qui che una tradizione familiare ha messo radici. È qui che il lavoro dell'allevatore si intreccia con la storia agricola e pastorale dell'area aquilana. Ed è qui che ancora oggi un uomo continua a occuparsi dei propri animali seguendo gesti che arrivano da lontano.
Raccontare Secondino Moro significa allora raccontare anche una parte dell'Aquila e del suo territorio, quello delle campagne e delle montagne, delle aziende agricole e degli allevatori, dei mestieri che resistono al tempo.
Il reportage di Agrosfera porta alla luce proprio questa dimensione: quella di un uomo che ha scelto di rimanere e di continuare.
Dal nonno Peppe, “l'Asinaro”, a Secondino, “l'Asinaro”: cambia la generazione, ma il filo della storia non si spezza.
E forse è proprio questo il significato più autentico di restare: non fermarsi nel passato, ma continuare a dare un futuro a ciò che si è ricevuto.
A Tempera, la storia di Secondino Moro racconta una terra che, attraverso il lavoro dei suoi allevatori, continua ancora oggi a parlare di identità, memoria e tradizione.
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