Il Lago di Filetto dell’Aquila sta morendo

Il Lago di Filetto dell’Aquila sta morendo

Tra siccità, cambiamenti climatici e incuria dell’uomo

di Giovanni Altobelli

 

Il Lago di Filetto dell’Aquila, nella Piana di Fugno, a quota 1.383 metri sul livello del mare, sta lentamente morendo. Lo dico con grande amarezza, perché conosco bene questo luogo e so quanto sia stato importante, per generazioni, per la nostra comunità e per il territorio del Gran Sasso.

Come ho già raccontato nei miei precedenti articoli, il Lago di Filetto è stato per diversi secoli una delle bellezze della Piana di Fugno. Da sempre è stato un punto di riferimento per la vita della montagna. Tante generazioni hanno visto abbeverarsi nelle sue acque migliaia di ovini e bovini, soprattutto durante il periodo estivo e nel periodo della falciatura.

Oggi, purtroppo, quello scenario non esiste più.

Gli allevatori di una volta sono quasi completamente scomparsi e da oltre cinquant’anni non vengono più effettuate quelle operazioni di pulizia e manutenzione che un tempo venivano eseguite manualmente ai margini del lago.

La fanghiglia e le varie erbe hanno progressivamente invaso la superficie dell’acqua, trasformando lentamente quello che un tempo era un piccolo gioiello della Piana di Fugno.

Ricordo che le amministrazioni comunali dell’epoca, in particolare nel 1962 e nel 1973, realizzarono importanti interventi di ripulitura, anche attraverso l’utilizzo di mezzi meccanici. Da allora, però, non ho più visto effettuare con la necessaria periodicità interventi analoghi di manutenzione e, anno dopo anno, la situazione è peggiorata.

Non voglio certamente attribuire ogni responsabilità all’uomo. La natura sta cambiando e i cambiamenti climatici, insieme alla sempre maggiore siccità, stanno mettendo a dura prova anche questi ambienti montani. Ma sono convinto che l’uomo possa e debba fare la propria parte per aiutare la natura.

Da oltre trent’anni esiste il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, nato proprio con l’obiettivo di proteggere e valorizzare un patrimonio ambientale di enorme valore.

E allora mi chiedo: chi deve occuparsi concretamente della salvaguardia del Lago di Filetto?

Il Comune, gli enti preposti alla gestione degli usi civici e gli altri soggetti competenti hanno, ciascuno per le proprie responsabilità e competenze, un ruolo importante nella tutela di questo territorio.

Io credo che non possiamo continuare a guardare senza fare nulla.

La montagna ha bisogno di essere curata. Il suo ambiente, i suoi laghi, i suoi pascoli e tutta la fauna che vive sul territorio meritano attenzione e interventi concreti.

Per questo, soprattutto in questo periodo di forte siccità, ritengo necessario valutare e autorizzare un intervento di ripulitura e sistemazione del Lago di Filetto, naturalmente nel pieno rispetto delle norme ambientali e attraverso il coinvolgimento degli enti competenti.

Non chiedo di stravolgere la natura, ma semplicemente di aiutarla a sopravvivere.

Il Lago di Filetto non è soltanto uno specchio d’acqua. Per me, e per tanti altri che hanno conosciuto e vissuto questi luoghi, rappresenta un pezzo della nostra storia, della nostra memoria e della nostra montagna.

Lasciarlo morire significherebbe perdere un altro pezzo importante del patrimonio naturale e della memoria della nostra comunità.

È ancora possibile intervenire. Ma bisogna farlo adesso, prima che sia troppo tardi.

 



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