Assergi, torna a sgorgare acqua dalla storica Fonte della Pietà grazie alla ASBUC

Assergi, torna a sgorgare l'acqua alla storica Fonte della Pietà grazie all'intervento dell'ASBUC

È tornata a sgorgare l'acqua alla storica Fonte della Pietà, antico fontanile immerso nella Valle del Vasto, nel territorio di Assergi. Il recupero è stato reso possibile grazie a un intervento commissionato dall'Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico (ASBUC) di Assergi, che ha restituito piena funzionalità a uno dei luoghi più significativi della memoria rurale e del patrimonio naturalistico del territorio.

 

La Fonte della Pietà si trova lungo la strada sterrata che dal cimitero di Assergi risale la Valle del Vasto, a un'altitudine compresa tra i 950 e i 970 metri, all'interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Da qui si raggiungono alcuni dei luoghi più suggestivi dell'area, come la Grotta a Male, la chiesa di San Clemente e il Santuario di San Pietro della Ienca.

Per generazioni la sorgente ha rappresentato un punto di riferimento per le famiglie contadine e per i pastori. Qui ci si fermava per riempire i fiaschi d'acqua da portare durante le lunghe giornate di lavoro nei campi e per abbeverare il bestiame. Ancora oggi la fonte costituisce un'importante area di sosta, circondata da alberi e da una piacevole zona ombreggiata, frequentata da escursionisti e visitatori.

Le notizie storiche sull'origine della Fonte della Pietà sono piuttosto limitate. La prima attestazione documentata finora conosciuta compare nella cartografia dell'Istituto Geografico Militare, realizzata tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, segno che il fontanile era già allora un punto di riferimento consolidato per il territorio.

La sorgente è inoltre strettamente legata alla vicina Grotta a Male, raggiungibile con una breve deviazione a piedi di circa dieci minuti. La cavità carsica, lunga circa 600 metri e profonda 84 metri, occupa un posto di rilievo nella storia della speleologia italiana: il 20 agosto 1573 fu infatti esplorata da Francesco De Marchi, autore della prima descrizione speleologica documentata del Paese. Gli scavi archeologici hanno inoltre restituito reperti risalenti al Neolitico, all'Eneolitico e all'Età del Bronzo, testimonianza di un utilizzo della grotta a fini cultuali, funerari e metallurgici.

Resta invece avvolta nel mistero l'origine del nome "Fonte della Pietà". Non esistono documenti che ne spieghino con certezza la denominazione. Tra le ipotesi più accreditate vi è quella che richiama la presenza, in passato, di un'edicola votiva o di un'immagine della Madonna della Pietà, oggi scomparsa, come avvenuto per molte sorgenti dell'Appennino. Un'altra possibilità è che si tratti di un antico toponimo pastorale, tramandato oralmente nel corso dei secoli e successivamente riportato nella cartografia ufficiale.

Il ritorno dell'acqua alla Fonte della Pietà rappresenta quindi non solo il recupero di una sorgente storica, ma anche la valorizzazione di un luogo che custodisce memoria, identità e tradizioni del territorio di Assergi, oltre a costituire una preziosa tappa lungo uno dei percorsi naturalistici e culturali più affascinanti del Gran Sasso.

 



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