Quando il Mediterraneo diventa frontiera: il nuovo saggio di Del Vescovo: Nelle fauci dello squalo
Posted by Antonio Giampaoli
| 2026-06-25 | Commenti: 0 | Letto 14271 volte
Quando il Mediterraneo diventa frontiera: il nuovo saggio di Cesare Del Vescovo: Nelle fauci dello squalo
È stato pubblicato da pochi giorni "Nelle fauci dello squalo". Una geopoetica del Mediterraneo, l'ultimo lavoro di Cesare Del Vescovo, architetto, designer, progettista e docente universitario che, dopo una lunga e prestigiosa carriera professionale e accademica, da qualche anno vive ad Assergi, dove si è perfettamente integrato con la comunità.
Il volume affronta uno dei temi più drammatici e controversi del nostro tempo: quello delle migrazioni nel Mediterraneo. Del Vescovo parte da una constatazione amara ma difficilmente contestabile, ovvero il fallimento delle risposte politiche e governative messe in campo a livello globale per affrontare un fenomeno che continua a segnare la storia contemporanea. In questo vuoto di visione e di responsabilità, l'autore propone una riflessione che intreccia geografia, storia, etica e poesia, dando forma a una vera e propria “geopoetica” del Mediterraneo.
Il mare che per millenni ha rappresentato il luogo privilegiato degli scambi, delle contaminazioni culturali e della nascita delle civiltà appare oggi profondamente trasformato. Il Mare Nostrum della memoria storica e degli studi di Fernand Braudel si è progressivamente mutato in una frontiera liquida, un confine invisibile ma spietato che separa, respinge e spesso condanna. Nelle pagine del pamphlet il Mediterraneo emerge come un immenso archivio di naufragi e di vite spezzate, simbolo di una crisi umanitaria che interroga le coscienze prima ancora delle istituzioni.
Del Vescovo descrive con efficacia la metamorfosi di questo spazio di relazione in un “Mare Monstrum”, un non-luogo nel quale l'ospitalità lascia il posto all'ostilità e l'Altro viene privato del volto, della storia e della dignità, ridotto a semplice problema da gestire o a residuo umano da rimuovere. Una denuncia lucida e severa che evita però di cadere nella retorica o nel moralismo.
Il valore più significativo dell'opera risiede proprio nella capacità di coniugare analisi critica e tensione etica. La geopoetica proposta dall'autore non si limita infatti a interpretare la realtà, ma si configura come una pratica civile, un esercizio di responsabilità collettiva che richiama il lettore al riconoscimento dei diritti fondamentali di chi ne è privato. In questo senso il libro si inserisce nel dibattito contemporaneo con una voce originale, che utilizza gli strumenti della cultura e della riflessione umanistica per contrastare l'indifferenza.
Nelle fauci dello squalo è dunque un testo breve ma intenso, capace di suscitare interrogativi profondi sul significato stesso di confine, appartenenza e umanità. Un contributo prezioso per chiunque voglia comprendere non solo la tragedia delle migrazioni mediterranee, ma anche la responsabilità morale che essa continua a porre davanti all'Europa e al mondo.
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