Una decisione che ha suscitato la reazione dei gruppi consiliari di opposizione, scesi davanti alla sede aquilana dell'Agenzia con lo striscione "Biondi, parlaci delle Dogane".
"Non solo per esprimere solidarietà ai lavoratori e ai sindacati - spiegano - ma per ribadire che intendiamo combattere per mantenere un presidio strategico per il territorio". Secondo i firmatari, la riforma sposterà il baricentro amministrativo ed economico verso la costa, costringendo gli operatori locali a recarsi a Pescara anche per semplici adempimenti, mentre il personale rischia trasferimenti e disagi familiari. Nel capoluogo resteranno solo tre posizioni organizzative, contro le nove previste a Pescara con la nuova Direzione regionale.
Un ridimensionamento che, denunciano, "vanifica gli investimenti e le strategie di rilancio avviate negli ultimi anni", come la sede di piazza Santa Giusta e il progetto del laboratorio con scuola di formazione. "L'Aquila non può diventare una sede periferica svuotata di competenze", affermano i consiglieri, chiedendo al sindaco Pierluigi Biondi di ottenere una proroga dell'entrata in vigore della riforma e di intervenire presso il viceministro Maurizio Leo per modificarne l'impianto complessivo.
L'iniziativa è stata sottoscritta da Paolo Romano (L'Aquila Nuova), Simona Giannangeli (L'Aquila Coraggiosa), Lorenzo Rotellini (Avs), Stefano Albano (Partito Democratico), Elia Serpetti (Il Passo Possibile), Alessandro Tomassoni (Gruppo misto), Enrico Verini (Azione) e Gianni Padovani (99 L'Aquila).


























